Bamboccioni, da Annozero a Fight Club: i residui del '68 e Venditti. Parla Giuseppe Carlotti
Pubblicato da Eleonora Bianchini, Blogosfere Staff alle 12:06 in Interviste
Bamboccioni, arriverà la riscossa? Pare proprio di no. Giuseppe Carlotti è l'autore di "Non sono un bamboccione" (Fazi) in cui il protagonista Daniele Sandroni ha 34 anni, è laureato, vive con la madre e guadagna 962 euro netti al mese. Abbiamo incontrato Giuseppe per parlare di politica e delle generazioni dei precari ad vitam.
Il bamboccione è una fascia sociale in ascesa, entrata nel glossario politico grazie a Padoa Schioppa. Quali sono le differenze tra Daniele Sandroni e il bamboccione doc?
Credo che il termine bamboccione sia un insulto per un'intera generazione che, dopo anni ed anni di studio all'università, si trova prigioniera di indegni call center e contratti a tempo determinato. Prendersi gioco dei ragazzi costretti a vivere ancora con i genitori a causa di un sistema che li utilizza come carne da macello mi pare davvero di cattivo gusto. Bamboccione dovrebbe riferirsi ad un ragazzo furbetto e indolente, al quale fa comodo restare a casa con mamma e papà.
E perchè hai intitolato il tuo romanzo Non sono un bamboccione?
Per spiegare ai ragazzi che è ora di ribellarsi a chi, oltre a rovinare il nostro futuro, si prende pure il lusso di fare ironia sulla nostra misera condizione.
In tanti, a causa dei bassi stipendi e del lavoro precario, non riescono a lasciare la famiglia e altri invece, pur avendone la possibilità, preferiscono rimanere a casa. I bamboccioni italiani ci sono o ci fanno?
Credo siano pochi i trentenni che, pur avendo la possibilità economica di andare a vivere da soli o con la propria fidanzata, preferiscono restare a casa con mamma e papà. Certo, ci sono anche i pigri e i mammoni, ma sono convinto che la maggioranza non abbia i soldi necessari per affittare un appartamento o, ancor peggio, per acquistarlo. Ci hanno tolto il futuro. E c'è ben poco da ridere.
La scorsa settimana alcuni ospiti ad Annozero hanno evidenziato una scarsa propensione dei giovani italiani alla valutazione da parte dei professori e dei datori di lavoro. Se ci fosse, sostenevano alcuni, le richieste degli studenti avrebbero maggiore autorevolezza. Cosa ne pensi?
Il problema, secondo me, è tutto nella credibilità dell'attuale sinistra italiana. E' idiota pensare che tutti i mali del mondo scolastico ed universitario possano essere incarnati dalle azioni del ministro Gelmini. I baronati, la scarsità di investimenti per la ricerca e lo stato penoso delle strutture che dovrebbero essere adibite allo studio mi paiono una costante assoluta degli ultimi quarant'anni e non un'esclusiva del governo Berlusconi. Il problema, semmai, è proprio la resistenza della politica in generale a qualsiasi tipo di riforma e di autentico cambiamento. Lo scopo delle finte riforme e delle manifestazioni strumentalizzate, infatti, e di lasciare tutto esattamente come è. Con i baroni nelle università e con le scuole che crollano in testa agli alunni.
I bamboccioni sono in parte figli del '68?
Il '68 è stato un capitolo importante della storia italiana, carico di promesse che, alla luce della situazione in cui viviamo oggi, mi sembra siano rimaste ampiamente disattese. Venditti cantava "compagno di scuola, ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?". A mio giudizio il nocciolo della questione non è nel problema dell'ipercapitalismo di Berlusconi. Il nocciolo sta tutto nella soluzione, ovvero in una sinistra che non ha più un briciolo di credibilità nè di spessore.
Per protestare contro la bocciatura del referendum in California, i gay americani hanno deciso di scioperare in bianco per un giorno, per mettere in crisi il sistema. Potrebbero fare la stessa cosa i bamboccioni che vivono di lavoro precario e bassi stipendi o non contano nulla a livelllo produttivo?
Credo che l'Italia sia talmente piena di scioperi che nessuno farebbe caso a quello dei bamboccioni. Sarebbe meglio optare per una serie di azioni di boicottaggio delle multinazionali e del sistema bancario alla fight club. Insomma, passerei all'azione.
Esiste la possibilità di un riscatto per i bamboccioni italiani?
Per la nostra generazione non ci sono possibilità di riscatto, purtroppo. Mi spiace dirlo, ma pare che l'attuale sistema economico sia stato costruito con il preciso intento di schiacciarci ed usarci come bestie da carico. Penso che tra guadagnare cinquecento euro al mese da precari e non guadagnare nulla non ci sia poi molta differenza. A questo punto, forse varrebbe la pena licenziarci tutti dai nostri lavori umilianti ma utilissimi per le multinazionali e andarcene via per sempre, paralizzando i supermercati, le banche, le compagnie di telefonia mobile e i centri commerciali per mesi e mesi.








Commenti
1. ale, Giovedì 12 Marzo 2009 ore 17:14
il tuo libro e uno spaccato di una realta che e evidente di cui io sono esempio lampante vivo co 1200 euro al mese
e faccio parte di una famiglia tutto quelo che hai scritto e verita