Fiat, vendite in calo del 39,5 %: la soluzione nella revisione della fiscalità delle auto aziendali?

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logo_Fiat.jpg A pochi giorni dallo sfogo di Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat, durante la trasmissione Che tempo che fa condotta da Fabio Fazio, si torna a parlare dell’azienda torinese.

Questa volta non per le infelici dichiarazioni del suo AD ma per un dato preoccupante riguardante le vendite del mese di ottobre.

Secondo la Federauto il calo delle vendite del gruppo Fiat - comprensivo quindi di Fiat, Alfa e Lancia -  sarebbe del 39,5%, ben oltre il -29% dell’intero mercato dell’auto.

Il presidente di Federauto, Filippo Pavan Bernacchi ha commentato:

“Il dato totale (-29%) non rende giustizia rispetto alla reale situazione. Il nostro centro studi prevede in ottobre un calo del gruppo Fiat, inteso come Fiat, Alfa e Lancia, del -39,5% circa, mentre i marchi esteri, tutti insieme, contengono le perdite a un -22,9% circa”.

Piero Carlomagno, presidente dell’Unione Concessionari del Gruppo Fiat (UCIF) - riporta Omniauto  - ha dichiarato:

“È vero, in questo momento siamo in difficoltà, è sotto gli occhi di tutti. I fattori sono molteplici e articolati. Però Fiat sta ponendo in atto delle strategie volte a riconquistare il terreno perduto. Con un po’ di pazienza arriveranno i nuovi modelli previsti dal piano industriale ma stiamo già lavorando, con la Casa, per trovare nuove strategie, nuove iniziative, e ridisegnare le regole della distribuzione. Anche il cambio di management, con l’inserimento del nuovo amministratore delegato Andrea Formica, va in questa direzione”.

Se la passano invece meglio i marchi esteri, come spiega Adolfo De Stefani Cosentino, presidente dei concessionari Mercedes (UCISM):

“Se devo significare la situazione dei marchi premium, noi perdiamo meno perché avevamo già subito una forte contrazione negli anni precedenti. Per cui, nello specifico, ci parametriamo con un 2009 che già era stato avaro nei nostri confronti. Sui marchi premium pende sempre il problema irrisolto della fiscalità delle auto aziendali, completamente starato rispetto agli altri paesi europei. Se il governo sistemerà questa anomalia, le aziende torneranno a svecchiare i loro parchi auto con indubbi vantaggi per l’ambiente, la sicurezza, l’occupazione del nostro comparto e le tasse introitate dallo Stato. Un meccanismo virtuoso dove tutti uscirebbero vincenti”.

E sulla revisone della fiscalità delle auto aziendali come soluzione al calo di immatricolazioni si esprime il presidente di Federauto, Filippo Pavan Bernacchi su Motori 24:

“Abbiamo recentemente chiesto al neo Ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, un incontro urgente perché secondo Federauto si potrebbe rilanciare la domanda, sostenendo l’occupazione, a costo zero per lo Stato. Per esempio destinando parte dell’IVA dei fatturati aggiuntivi a incoraggiare non la rottamazione, ma l’acquisto di auto a basso impatto ambientale, quali quelle a GPL e Metano. E a rivedere la fiscalità delle auto aziendali, equiparandola alla media degli altri paese europei. In questo modo le aziende tornerebbero a svecchiare i loro parchi, spesso obsoleti. E togliere dalla circolazione 11 milioni di auto inquinanti o non dotate di moderni dispositivi quali Abs, Esp e Airbag, darebbe un grande vantaggio alla salute pubblica, in termini di qualità dell’aria, e ai conti dello Stato per la diminuzione di incidenti mortali o che portano gravi invalidità”.

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