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Tobin Tax 2011: la tassa sulle transazioni non piace ai mercati

Giovedì 18 Agosto 2011, 09:00 in Primo Piano di

Merkel e Sarkozy propongono la tassa sulle transazioni, la vecchia e controversa Tobin Tax che però sembra non piacere ai mercati. Ma cos'è la Tobin Tax e potrebbe veramente aiutare a frenare le speculazioni?

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La crisi che ha investito in queste settimane i mercati finanziari, a livello globale, ha fatto sì che i Governi si interrogassero internamente sulle politiche economiche da adottare (spesso più sulle misure di austerity che su quelle volte a incentivare occupazione e consumi...) e che si consultassero con i "vicini di casa" per lo sviluppo di piani di azione comune.

Un esempio di consultazione infragovernativa è avvenuta tra Sarkozy e la Merkel, dal cui incontro sono emersi punti interessanti (ma anche controversi) da cui potrebbe dipendere, a breve, l'economia di tutti i Paesi dell'Eurozona.

Merkel e Sarkozy - riporta il Corriere - propongono:

- la creazione di un governo economico a 17 in grado di garantire la stabilità di Eurolandia, dove i capi di Stato e di governo si riuniscono due volte l'anno, con un presidente (il candidato è Herman Van Rompuy l'attuale presidente del Consiglio europeo) in carica due anni e mezzo. 

-  l'introduzione nella zona euro, già dal 2012, di una normativa che introduca nella Costituzione l'obbligo del pareggio di bilancio che in Germania è già in vigore.

- l'introduzione di una tassa europea anti-speculazione su tutte le transazioni finanziarie; un punto caro soprattutto al Presidente francese.

Ma veniamo all'ultimo punto che altro non è che un revival dell'antica Tobin Tax.

Ma che cos'è la Tobin Tax e a cosa dovrebbe servire?

La Tobin Tax, dal nome del premio Nobel per l'economia James Tobin, che la propose nel 1972, - riporta Wikipedia - è una tassa che prevede di colpire, in maniera modica, tutte le transazioni sui mercati valutari per stabilizzarli (penalizzando le speculazioni valutarie a breve termine), e contemporaneamente per procurare delle entrate da destinare alla comunità internazionale.

L'aliquota proposta - riporta sempre Wikipedia - sarebbe bassa, tra lo 0,05 e l'1%. A un tasso dello 0,1% la tassa Tobin garantirebbe ogni anno all'incirca 166 miliardi di dollari, il doppio della somma annuale necessaria ad oggi per sradicare in tutto il mondo la povertà estrema.

Nel 1972, poco dopo lo scandalo Watergate in cui rimase invischiata l'amministrazione Nixon, e poco dopo che Nixon ritirasse gli Stati Uniti dal sistema di Bretton Woods, Tobin suggerì un nuovo sistema per la stabilità valutaria internazionale, e propose che tale sistema includesse una tassa internazionale sulle transazioni in valuta straniera. Il Professor Tobin ricevette in seguito un Premio Nobel per l'economia nel 1981, e il suo nome rimase legato per sempre a questa idea.

L' idea della Tobin tax è stata oggetto di molte discussioni in Europa nell'estate del 2001. Il 15 giugno 2004, la Commissione Finanze e Bilancio del Parlamento Federale Belga approvò l'implementazione della Spahn tax (versione della Tobin tax proposta da Paul Bernd Spahn). In base a questa decisione il Belgio introdurrà la Tobin tax se tutte le nazioni dell'eurozona introdurranno una legge simile.

Ecco quindi rispuntare la tassa sulle transazioni che, però, non piace ai mercati che hanno mostrato una lieve insofferenza ieri all'apertura delle contrattazioni.

Contrari si sono dette - informa Repubblica - la Borsa e le banche di credito cooperative tedesche, oltre all'associazione europea delle banche d'affari Afme e il governo britannico.

Secondo l'Afme, riporta La Stampa:

"Una tassa sulle transazioni sarebbe un freno alla crescita economica".

Concoorde anche Londra:

"Qualsiasi tassa deve essere applicata a livello globale altrimenti le transazioni non faranno che spostarsi laddove non saranno tassate".

Frédéric Bonnevay, economista dell'istituto Montaigne di Parigi, spiega al Corriere:

"La tassazione sulle transazioni andrebbe bene se adottata a livello globale, ma così ha l' effetto di portare fuori dall' Europa i capitali internazionali, con conseguente perdita di competitività. Quanto alla regola d' oro, obbliga a dei risultati ma non dice come ottenerli. Non sei credibile per i mercati se non dici come ridurre il deficit senza impattare sulla crescita". 

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