Crisi governo Berlusconi: e se ci fosse stata ancora la lira?

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Con la crisi dei mercati aumenta il numero dei nostalgici della lira. E se non ci fosse stato l'euro, forse Berlusconi sarebbe riuscito a salvarsi.

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Con la crisi dei mercati e l’Italia sull’orlo del baratro - per dirla come la Marcegaglia - aumentano anche i nostalgici della lira.

Tra questi anche Silvio Berlusconi che alla vigilia della perdita definitiva della maggioranza, aveva dichiarato come l’impoverimento delle famiglie italiane sia ”colpa del cambio lira-euro che è stato fatto da quel governo e che noi da sempre abbiamo ritenuto incongruo e penalizzante per l’Italia”.

Sulla questione ha dedicato un approfondimento Il Venerdì di Repubblica di questa settimana densa di tensione che vede un’intervista al professor De Cecco, economista e ordinario di Storia della finanza e della moneta alla Scuola Normale di Pisa.

De Cecco traccia un paragone con quella che era la situazione del debito pubblico italiano nei primi anni Novanta con la supercrisi che aveva portato alla svalutazione della lira:

“Di sicuro abbiamo in percentuale lo stesso debito pubblico che avevamo nel 1992, con la lira, appunto: il 120 per cento del Pil. Fu l’anno della manovra finanziaria del governo Amato. Lì si è visto cosa accade in questi casi, ovvero lo sfascio del sistema monetario europeo”.

A quell’epoca lo spread era altissimo, il Banco di Napoli chiuse e la Prima Repubblica stava tramontando così come la lira che però subì prima due svalutazioni, “uno sfogo per ammorbidire la crisi” - precisa l’economista - “che servì per consentire agli industriali italiani di ripagare i debiti che avevano in valuta straniera; con la lira svalutata hanno guadagnato di più con le esportazioni e così hanno ricoperto i debiti”.

Ma allora perché non sono state attuate le stesse misure anche in questo caso?

Non è che non ci fosse stata l’intenzione, è che con l’euro è impossibile attuare una svalutazione della moneta.

Tuttavia “con la svalutazione del ‘92, sono cominciati anche i veri guai redistributivi dell’Italia” prosegue De Cecco: 

I soldi sono andati nelle tasche di chi fa i profitti invece che di quelle dei lavoratori dipendenti. Una svalutazione sempre a danno dei lavoratori dipendenti. Con la lira se ne accorgevano di meno. Ma con l’euro si vede benissimo dove vanno i soldi ed è per questo che la gente è più arrabbiata”

Entrando nell’euro, comunque, l’Italia avrebbe dovuto godere di tassi di interesse più bassi sui titoli del debito altre agevolazioni che di fatto non sono state attuate; anzi, sempre secondo l’esperto intervistato da Il Venerdì di Repubblica, la Merkel & Co avrebbero attuato un’opera di terrorismo puntando il dito contro greci e italiani.

Atrettanto responsabile - secondo De Cecco - è Berlusconi che si è comportato in maniera indegna, con “un governo che non ha voluto e non ha saputo fare” anche se “Sarkozy e la Merkel non sono poi tanto meglio”.

E forse con una bella svalutazione, il governo Berlusconi si sarebbe salvato…

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