Start up Italia: AitherCO2, quando il successo arriva, nonostante l'Italia

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Prima l'intuizione dei certificati verdi. Poi il no della banca italiana e la decisione di emigrare a Londra. Oggi i tre giovani imprenditori fatturano 200 milioni e coprono il 25% del mercato italiano

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Due anni fa la prima conferma. Un contratto di oltre 30mila euro come mediatori di certificati verdi. Dopo la buona notizia arriva però quella cattiva: la telefonata della banca italiana con cui i fondatori di AitherCO2 avevano aperto il conto della società. “Ci hanno convocato e senza tanti giri di parole ci hanno detto che il conto andava chiuso. Motivazione? Siamo spiacenti, ma siete troppo giovani per gestire una cifra simile”.

Così Maurizio Castelli, Federico Lattuada e Jacopo Visetti, i tre ragazzi milanesi, tutti under 30 fondatori di AitherCO2 sono emigrati a Londra. Oggi la loro società, che opera nel settore dei diritti della CO2, fattura 200 milioni di euro e ha raddoppiato i dipendenti.

L’idea di diventare broker di emissioni CO2 è venuta a Jacopo durante uno stage a Londra in una banca d’affari. Lì ha capito le potenzialità di un settore appena nato, quello delle quote di CO2 di cui le imprese si devono dotare se superano i limiti loro assegnati dallo Stato di appartenenza. Un nuovo mercato nato dagli accordi di Kyoto che oggi in Europa raggiunge un giro d’affari di 6 miliardi l’anno, di cui uno in Italia.

Cifre destinate a salire, come dimostra la recente decisione dell‘Unione europea di obbligare le compagnie aeree a pagare una tassa sulle emissioni per ogni velivolo che atterra o decolla dagli scali del Vecchio Continente.

Fonte: Affari e Finanza

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