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Difficile recuperare i redditi dei grandi burocrati stipendiati dallo Stato che dovrebbero essere consegnati oggi 23 febbraio in Parlamento dal ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi.
Dopo la pubblicazione dei redditi dei ministri, sarebbe il turno dei grandi burocrati stipendiati dallo Stato.
Il ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi (Foto Infophoto) aveva previsto di consegnare oggi 23 febbraio al Parlamento la lista dei dirigenti statali che hanno una retribuzione di oltre 295 mila euro l'anno. Ma la consegna rischia di slittare.
Come informa il Corriere, alla Funzione pubblica ci sono i dati dei direttori generali, ma non dei capi dipartimento, chi riveste un ruolo apicale.
Si domanda Sergio Rizzo:
"C'è scritto da qualche parte quanto guadagna il capo di gabinetto del ministero dell'Economia Vincenzo Fortunato, accreditato già tre anni fa di un reddito di 788 mila euro? Viene il sospetto che la promessa di mettere tutti i dati su Internet, visto che i siti istituzionali non contengono proprio quelli più importanti, sia stata una bella presa in giro. E forse è proprio questo l'aspetto più grottesco di quest'ultima vicenda. Perché se l'operazione trasparenza avesse davvero funzionato, per sapere i nomi dei megadirigenti che superano il tetto dei 295 mila euro (alla fine pare sia questa la retribuzione del primo presidente della Corte di cassazione) sarebbe stato sufficiente un clic. Senza fare ricorso, com'è stato invece necessario, ai potenti mezzi del Tesoro: il centro di Latina, responsabile dei cedolini degli stipendi statali"
Rizzo prosegue:
"Il bello è che nemmeno i cedolini basteranno. Perché nel tetto devono essere compresi anche gli emolumenti relativi agli incarichi supplementari. Come quelli che molti burocrati ricoprono in aziende pubbliche. Un esempio? Nel 2010 l'incarico di vicepresidente di Equitalia, come si ricava dall'ultima relazione della Corte dei conti su quella società, dava diritto a un compenso complessivo di 465 mila euro. Somma addirittura superiore di 170 mila euro non soltanto al tetto del salva Italia, ma anche a quello, identico, già fissato dal regolamento scritto da Renato Brunetta un paio d'anni fa, secondo il quale nessun incarico aggiuntivo avrebbe comunque potuto oltrepassare lo stipendio del primo presidente di Cassazione. Una falla evidente e clamorosa della quale sarebbe stato facile accorgersi se quei dati, anziché essere pietosamente nascosti nelle note integrative dei bilanci, fossero stati pubblicati con tutta evidenza su Internet come ci era stato garantito dall'ex ministro dell'Innovazione."
E a poco serviranno le buste-paga: si dovranno recuperare le dichiarazioni dei redditi, un'impresa pressoché impossibile!
Qui un video con l'intervento di Sergio Rizzo nel programma Ma anche no sui costi della politica:
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