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Monti ha annunciato trionfante l'accordo con i leader di maggioranza sulla riforma del lavoro e in particolar modo sull'articolo 18. Ecco quali saranno i principali cambiamenti.
Ecco il tanto atteso accordo sulla riforma dell'articolo 18 raggiunto nel corso di un vertice notturno fra il premier e i leader della maggioranza.
Mario Monti (Foto Infophoto) ha annunciato trionfante: "Abbiamo sciolto tutti i nodi".
Pier Luigi Bersani si è mostrato invece più cauto: "Abbiamo detto le nostre cose, ora il governo deciderà".
Ma quali sono i nodi sciolti? Ancora si stava discutendo, all'interno del Governo, sulla modifica dell'articolo 18 e nello specifico sul ruolo del giudice nei licenziamenti.
I licenziamenti saranno, infatti, possibili per motivazioni economiche, se l'azienda è in crisi o se la mansione per cui è stata assunta la risorsa viene a decadere e non è possibile una sostituzione. Tuttavia, occorre evitare il rischio, peraltro molto elevato, che si attuino discriminazioni.
L'ipotesi su cui si è discusso a lungo è se affidare al giudice la facoltà di intervenire in tutti i casi di licenziamento individuale o se, come accade in Germania, di far sì che sia il licenziato a segnalare e provare l'eventuale abuso. In caso di licenziamento ingiusto, inoltre, ancora non era chiaro se il giudice potesse o meno decidere, oltre che per un adeguato risarcimento, per il reintegro.
Dopo il vertice di maggioranza, si è deciso che per i licenziamenti economici è prevista un'indennità tra le 15 e le 27 mensilità e, qualora la motivazione oggettiva non esistesse, l'apertura alla possibilità del reintegro.
Per i licenziamenti disciplinari, in caso di inesistenza del fatto contestato al lavoratore, il giudice potrà annullare il licenziamento e imporre reintegro e risarcimento dei danni.
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alle 12:37
lakmir
prima di fare riforma fate qualcosa per i inoranti politici