1 maggio 2012: la festa dei lavoratori quando il lavoro non c'è

Questo Primo maggio può essere considerato la festa del lavoro e dei lavoratori quando il lavoro manca? Non sarebbe preferibile ribattezzarla la "festa dei non lavoratori"?

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Oggi è il Primo maggio, la festa dei lavoratori, che per molti italiani, però, purtroppo è la "festa dei non lavoratori".

I dati diffusi nella giornata di oggi dai media non possono lasciarci indifferenti: la situazione è critica e anche la riforma del lavoro in mano al governo Monti non lascia intravedere un futuro roseo.


I giovani o non hanno lavoro o si arrabattano tra un lavoretto e l'altro, costretti a dipendere da mamma e papà, rivestendo loro malgrado il ruolo di "bamboccioni" o "sfigati".


Chi il lavoro lo ha perso e si avvicina o supera la soglia dei quaranta, si trova costretto, quando gli va bene, ad accettare lavori sottopagati, magari due o tre, perché con uno mica ci campi, soprattutto se hai una famiglia da mantenere.


I lavoratori autonomi lamentano il carico eccessivo di tasse a cui non è coinciso un aumento del carico di lavoro, il che implica l'impoverimento e l'indebitamento.


Come dimenticare poi la sfilza di suicidi provocati dalla crisi, a cui ha rivolto un pensiero anche Giorgio Napolitano nel suo discorso del Primo maggio:


"Non possono non addolorarci e scuoterci i casi estremi del lavoratore sull'orlo della disoccupazione o dell'imprenditore sull'orlo del fallimento che si tolgono la vita, non possono che addolorarci e scuoterci".


A conti fatti, direi che questo Primo maggio non è sicuramente una Festa del Lavoro che va celebrata con il sorriso sulle labbra; e lo hanno ribadito da più parti attivisti, sindacalisti, politici. (Foto Infophoto)


La stessa Elsa Fornero, ministro del Lavoro, ha dichiarato che "non è un bel primo maggio sia per l'assenza di lavoro che è un grandissimo problema, ma anche per gli incidenti sul lavoro, gli ultimi due accaduti ieri" e ha aggiunto riferendosi alla riforma "dobbiamo riflettere sulle ragioni di questa crisi, dobbiamo soprattutto agire".


Ancora Giorgio Napolitano ha spronato alla coesione tra forze politiche e forze sociali:


"Oggi la crisi è tale che impone la cooperazione tra le forze sociali e le forze politiche e quelli di oggi non possono essere più i tempi di una contrapposizione lacerante e paralizzante, di una frammentazione in un dedalo di interessi e pretese particolari".


Belle parole... ma basterà?


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