Busta paga: parte fissa, variabile e contributi

payroll.jpgIntegriamo il post di Ecodiario sull'abc della busta paga con Storiedilavoro.it. Se avete punti da chiarire o dubbi aspettiamo un vostro messaggio nello spazio per i commenti. 

La busta paga che ogni dipendente riceve (o dovrebbe ricevere) ogni mese, è l’unico documento che consente al lavoratore di capire nell’immediato e dettagliatamente quanto denaro percepisce, di quanto denaro veramente dispone, come è la sua posizione previdenziale e quante tasse versa allo stato italiano.

Ogni busta paga indica che la retribuzione percepita dal lavoratore è composta da una parte fissa e da una variabile.

Parte fissa: è quella parte dello stipendio stabilità da precedenti accordi sindacali e inserita nei CCNL (Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro). Viene chiamata anche paga base o minimo contrattuale o, più comunemente, minimo sindacale. A questo viene aggiungo anche il superminimo, una quota di retribuzione versata direttamente al lavoratore.

Parte variabile: viene detta variabile proprio perchè a seconda del periodo dell’anno varia il suo valore. Comprende: straordinari, assegni di indennità, assegni familiari, tredicesima ed eventuale quattordicesima mensilità.

Per quanto riguarda le tasse, la cifra esatta è calcolata seguendo la percentuale di tassazione in riferimento allo scaglione di reddito di cui si fa parte. L’importo al quale si fa riferimento comprende la retribuzione lorda più le addizionali comunali e regionali meno ritenute previdenziali e assegni famigliari.

Contributi INPS e INPDAP
Nel caso di dipendenti privati, l’istituto di riferimento è l’INPS mentre per i dipendenti pubblici è l’INPDAP.
Il datore di lavoro (privato o statale che sia) deve versare mensilmente una quota all’INPS che viene automaticamente trattenuta dalla busta paga del dipendente stesso.
Nel caso dell’INPDAP invece la quota ai fini pensionistici viene calcolata, e versata, in base al rischio e alla pericolosità della mansione svolta dal lavoratore.

TFR
Dopo la riforma della previdenza complementare, il TFR non viene più inserito tra le varie voci della busta paga però il lavoratore può richiederne visura in qualsiasi momento al datore di lavoro.

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